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Lavoratore all’estero

  • Ingl. Expatriate employee
  • Fr. Employé expatrié

L’invio di personale all’estero rimane per le imprese un fattore importante, almeno per le fasi chiave della organizzazione produttiva. La liberalizzazione del trasferimento da casa madre di key personnel (caratterizzato da alta qualificazione tecnica) presso branch , uffici di rappresentanza o sussidiarie locali è uno dei principi degli accordi GATT/GATS  al pari dell’abolizione delle barriere più tradizionali all’interscambio.

Il trattamento fiscale del lavoratore all’estero segue il concetto di residenza fiscale , mutuato dagli standard OCSE , a sua volta sostanzialmente in linea con la residenza valutaria  e la residenza ai fini previdenziali. Il lavoratore, indipendentemente dalla sua cittadinanza, rimane soggetto nazionale e quindi sottoposto alla relativa normativa fino a quando si verifica anche una sola delle seguenti condizioni:

  • la permanenza all’estero è inferiore a 180 gg/anno;
  • il reddito origina da fonti legali nazionali;
  • il soggetto non è iscritto all’ AIRE ;

L’applicazione della normativa nazionale in materia fiscale e previdenziale determinano l’imponibilità del reddito prodotto all’estero al pari di quello prodotto in patria (worldwide income). La simultanea applicazione delle norme fiscali e previdenziali del paese in cui il soggetto lavora viene risolta da accordi bilaterali contro la doppia imposizione fiscale ( Accordo contro la doppia imposizione) e da accordi in materia previdenziale ( Accordo in materia previdenziale).

Gli accordi fiscali si basano sul principio del credito d’imposta nel paese di prevalente residenza, per l’integrale importo delle tasse pagate nel paese di residenza limitata. Il credito d’imposta deve comunque essere attivato nella dichiarazione dei redditi del soggetto nazionale. E’ fatto obbligo al sostituto d’imposta (datore di lavoro) di adempiere a tale procedura per conto del lavoratore dipendente e contabilizzarla in busta paga.

Gli accordi previdenziali si basano sulla ripartizione di competenze dei due sistemi nazionali, rispettivamente al di qua delle condizioni suesposte e nel caso in cui il soggetto perda la residenza del paese di origine. Gli stessi accordi prevedono che i trattamenti previdenziali possano essere pagati a maturazione, indifferentemente in uno o l’altro paese.

In mancanza di accordi bilaterali, la norma base in materia fiscale garantisce quanto meno una imponibilità ridotta sul piano nazionale (50%) per i redditi sicuramente riferibili a lavoro prestato all’estero: trattamenti di trasferta, missioni, varianti del contratto nazionale. La norma base in materia previdenziale si comporta in modo analogo, adottando massimali ridotti.